Trama: “Gli umani sono droga, e no, non è una metafora”

Nel mondo di High on Life, gli umani non sono più solo fastidiosi vicini di casa.
Sono diventati la droga più richiesta dell’universo, una sorta di cocaina biologica da sniffare a colpi di teletrasporto.

Il tuo protagonista (mutissimo, per fortuna) si ritrova catapultato in questa guerra interstellare contro il cartello G3, un’organizzazione aliena con un solo scopo: farsi di terrestri come fossero pop-corn al cinema.

La tua missione? Salvare l’umanità, affrontare criminali intergalattici, e convivere con armi parlanti più emotive di un terapeuta.

Ah sì, dimenticavo: le armi parlano.

Kenny, la tua pistola ansiosa e chiacchierona, a un certo punto esclama:

«Ehi, tranquillo, ho appena ucciso tre alieni e ho bisogno di parlarti del mio trauma d’infanzia…».”

Gameplay: se pensavi che parlare con una pistola fosse strano…

In High on Life, ogni arma è un personaggio. E non del tipo “ha delle statistiche uniche”: parlano, commentano, si offendono e fanno battute su tutto.

Le armi (o meglio, i tuoi migliori amici logorroici)

  • Kenny (voce di Roiland): la pistola base, un po’ ansiosa, molto chiacchierona. Lancia i nemici in aria con il suo “Glob Shot” e ha la cadenza di fuoco della tua prof di lettere in burnout.
  • Sweezy: la mitragliatrice passivo-aggressiva. Spara rapidamente e rallenta il tempo. Sì, tipo la tua ex.
    «Non è che DEVI ricaricarmi, però se ti andasse di non essere inutile per una volta…»
  • Gus: fucile a pompa gentile, ma può risucchiare i nemici. Se Kirby fosse un’arma da fuoco.
  • Creature: lancia mini-cloni blu che attaccano da soli. Praticamente un manager HR intergalattico.
  • Knifey: un coltello che funge anche da rampino, grazie a delle budella attaccate al manico, che vuole accoltellare TUTTO e gode nel farlo. LETTERALMENTE.
    «Fammi colpire qualcosa! Ti pregooo!»

Ogni arma è unica, anche nel modo in cui ti prende in giro.
E spoiler: lo fanno spesso.

 

Esplorazione: Metroidvania sotto acidi

La progressione si basa sul classico “torna qui quando hai il nuovo oggetto”, ma con una mappa surreale che alterna giungle tentacolari a città piene di alieni sociopatici.

Tra un boss e l’altro, tornerai sempre a casa, parlerai con Gene (il bounty hunter pensionato e mezzo morto) e tua sorella Lizzie, che cambia fidanzati più velocemente di quanto tu possa dire “dialogo opzionale inutile”.

Il loop gameplay è: boss, nuova arma, Gene ti prende in giro, Lizzie litiga, potenziamenti al negozio, avanti il prossimo.
Sì, un po’ ripetitivo, ma la scrittura regge benissimo.

Grafica e stile: Doom che va a un rave con i Looney Tunes

Esteticamente, High on Life è una gioia per gli occhi. Se ti piacciono i colori sparati, i personaggi assurdi e le ambientazioni che sembrano uscite da un incubo disegnato da uno che ha visto Rick and Morty 48 ore di fila, sei nel posto giusto.

Ogni zona è piena di dettagli, NPC e… battute gratuite.

Alieno random: «“Questo è il punto del gioco in cui ti perdi e apri YouTube, vero?»

Inoltre, ci sono film interi che puoi guardare nel gioco (seriamente): da Tammy and the T-Rex a Demon Wind, passando per Blood Harvest.

Colonna sonora: trip elettronico galattico

La musica, firmata Tobacco, è un mix perfetto tra synth, psichedelia e loop lisergici.
In battaglia carica bene l’adrenalina, ma riesce anche a rilassare nei momenti di esplorazione.

Nel menu delle opzioni puoi anche regolare il volume del doppiaggio delle armi. Spoiler: non lo farai mai.

Satira e citazioni nerd

Se c’è una cosa che High on Life fa bene, è prendere per i fondelli tutto: te, i videogiochi, l’umanità, la burocrazia galattica.

Alcuni riferimenti notabili:

  • Metal Gear Solid: un’intera sezione che parodia i codec e la stealth.
  • Breaking Bad: c’è un NPC palesemente ispirato a Gus Fring.
  • Minecraft, Halo, Mass Effect, persino Tamagotchi – sì, sono tutti citati.

I dialoghi rompono spesso la quarta parete:

«Sì, lo so che vuoi skippare il dialogo, ma abbiamo pagato un doppiatore per dire queste linee, quindi ascolta, str***o.»

E come ciliegina sulla torta, c’è un cameo sorprendente: Jack Black e Susan Sarandon appaiono come versioni digitali di se stessi, imprigionati dall’alieno Garmantuous. In una scena esilarante e assurda, il gioco scherza sul fatto che ogni umano li adora, quindi la loro cattura dovrebbe colpire emotivamente il giocatore. Naturalmente, il tutto si conclude in modo tragicomico, perfettamente in linea con l’umorismo del gioco.

Durata, endgame e collezionabili: “Ce n’è ancora, oh se ce n’è…”

La storia principale dura circa 8-10 ore a difficoltà normale.
A difficile? Buona fortuna.
L’endgame invece ti prende a calci con:

  • Casse da cercare nascoste ovunque.
  • Nemici che respawnano più del tuo senso di colpa ogni volta che rientri in un’area.
  • Sezioni platform a metà tra “interessante” e “perché sto facendo questo alla mia sanità mentale?”

Per chi vuole il platino: non impossibile, ma serve pazienza.

Pro e contro

Pro

  • Scrittura folle, creativa e tagliente
  • Armi/compagni memorabili
  • Satira e riferimenti nerd da urlo
  • Grafica psichedelica coerente con l’universo
  • Colonna sonora perfetta

Contro

  • Struttura delle missioni ripetitiva
  • Respawn eccessivo dei nemici
  • Alcune battute possono stancare nel lungo periodo
  • Gameplay base che non evolve tantissimo

Conclusioni: lo sparatutto che ti prende in giro mentre lo ami

High on Life è più di un gioco: è una lettera d’amore (acida) alla cultura pop, agli FPS anni ’90, e al concetto stesso di “parlare troppo mentre spari”.

Non è per tutti – se odi Rick and Morty probabilmente vorrai disinstallarlo in tempo zero.
Ma se ti piace l’umorismo sopra le righe, l’azione colorata e le armi parlanti che ti giudicano, preparati a innamorarti… e farti insultare.

Un gioco divertente, irriverente e unico, ma non esente da difetti tecnici e di struttura. Perfetto per chi ama il nonsense e cerca un’esperienza fuori dal normale, meno per chi vuole un gameplay profondo o una narrativa classica.