C’è chi gioca per scaricare la tensione, chi per esplorare mondi lontani, e poi ci siamo noi, quelli che decidono scientemente di frantumarsi il cuore pixel dopo pixel. Se fai parte di questa terza categoria, questi cinque giochi indie ti faranno versare più lacrime di un addio in aeroporto.
Che sia un viaggio tra ricordi perduti, un abbraccio che non arriva mai o una melodia che ti resta impressa nella testa, sono esperienze che non si dimenticano. Forse, sotto sotto, ci servono proprio.
To the Moon

To the Moon è un piccolo capolavoro narrativo che parla di sogni lasciati a metà, rimpianti e di quanto siamo disposti a fare pur di aggiustare il passato, o almeno il ricordo che ne abbiamo. Nei panni di due dottori specializzati nell’esaudire i desideri dei morenti modificandone i ricordi, esplorerai la vita di Johnny, un anziano il cui ultimo desiderio è, appunto, andare sulla Luna.
Tra flashback, musiche struggenti e dialoghi semplici ma potentissimi, il gioco ti trascina in una storia che sembra piccola, quasi ordinaria, ma si rivela universale. E quando i nodi vengono al pettine, è difficile non ritrovarsi a singhiozzare.
Il gameplay è ridotto all’osso: cammini, leggi, ascolti. E va benissimo così, perché To the Moon non vuole farti giocare, vuole farti sentire. Missione compiuta.
Rakuen

Creato da Laura Shigihara (sì, la compositrice delle musiche di To the Moon), Rakuen racconta la storia di un bambino malato che, insieme a sua madre, esplora un mondo fantastico ispirato al libro che lei gli legge in ospedale. Non lasciarti ingannare dalla grafica colorata: Rakuen parla di vita, di morte e di come affrontiamo entrambe.
Incontrerai personaggi in cerca di risposte, pace o semplicemente qualcuno che li ascolti, e ti troverai a fare piccole grandi scelte che pesano come macigni. La colonna sonora, manco a dirlo, è splendida e amplifica ogni emozione, rendendo impossibile restare indifferenti.
Non ci sono combattimenti, solo puzzle leggeri e tante conversazioni che colpiscono dritto dove fa più male. Rakuen ti invita a guardare le tue paure e a trovare bellezza anche negli addii. E quando scorrono i titoli di coda, capisci che quel mondo immaginario ti ha lasciato un segno ben reale.
Before Your Eyes

Mai un gioco ti aveva costretto a piangere sbattendo le palpebre. Before Your Eyes si gioca usando la webcam: ogni volta che chiudi gli occhi, il tempo avanza e ti catapulta in un altro ricordo della vita del protagonista. È un meccanismo innovativo che diventa dolorosamente simbolico, perché certi momenti vorresti trattenerli ma non puoi.
La storia ripercorre un’intera vita, dall’infanzia piena di sogni, passando per ambizioni, prime cotte e fallimenti. È dolce, malinconica, a tratti spietata. Dura appena un paio d’ore, ma riesce a scavare più in profondità di tanti romanzi.
Quando arrivi alla verità finale, il colpo è secco e lascia il fiato sospeso. Non serve essere particolarmente sensibili: Before Your Eyes riesce a toccare chiunque abbia un cuore che batte, o che almeno una volta ha battuto forte. Preparati, perché le tue palpebre non saranno le uniche a tremare.
What Remains of Edith Finch

La famiglia Finch sembra maledetta. Ogni membro ha trovato una fine bizzarra o tragica, e tu, nei panni di Edith, l’ultima rimasta, esplori la loro casa per ricostruire queste storie. Ogni stanza è un piccolo mondo, ogni racconto ha una meccanica diversa: diventi un bambino che vola come un aquilone, un ragazzo che perde la testa al lavoro, un’attrice immersa nel suo stesso incubo.
Non è un horror, ma ci sono momenti che fanno rabbrividire per la loro cruda umanità. Edith Finch parla di morte, sì, ma soprattutto di come viviamo le storie di chi ci ha preceduto e di quanto restino vive anche quando loro non ci sono più.
Alla fine capisci che non è tanto una casa piena di fantasmi, quanto una casa piena di ricordi. E sono proprio quelli a pesare di più. Un capolavoro di storytelling che ti rimane addosso come un profumo familiare.
When the Past Was Around

Un racconto breve, fatto di enigmi semplici e musiche delicate, che parla di amore e perdita senza dire una parola. Guiderai una giovane donna in un mondo onirico dove ripercorre la sua relazione con un misterioso uomo-gufo, rivivendo piccoli momenti quotidiani: la prima melodia suonata insieme, un ballo, un abbraccio che acquistano un peso immenso quando capisci come finirà.
When the Past Was Around usa un linguaggio visivo e simbolico che va dritto al cuore. È come sfogliare un album di fotografie di qualcuno che non c’è più, provando quella fitta di nostalgia che conosci benissimo anche se non hai mai vissuto la stessa storia.
Il risultato è un viaggio breve, meno di due ore, ma che ti lascia un senso di malinconia dolce. Come un ricordo che fa male ma che non vorresti mai dimenticare.
Perché ci ostiniamo a farci del male?
Alla fine di questi cinque giochi potresti chiederti: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. E la risposta è sempre la stessa: perché ci serve provare qualcosa, anche se fa male.
Di vivere vite che non sono le nostre, di piangere lacrime che non sappiamo nemmeno spiegare, di ritrovarci in storie che parlano di noi senza nemmeno saperlo. E se un videogioco riesce a fare questo, allora merita un posto speciale nel nostro cuore, accanto a tutti quei ricordi che, belli o brutti, ci rendono umani.
