
Superhero Simulator parte da un’idea base potenzialmente irresistibile: sei un eroe in una città open world, Goldpine, con crimini da fermare, civili da salvare e un set di poteri che promette crescita e varietà. Il gioco ti spinge a intervenire “a modo tuo”, lasciandoti libertà su come affrontare gli eventi, e quando la fantasia funziona ti ritrovi davvero a fare quello che vuoi fare in un titolo del genere: muoverti rapido, buttarti nella scena, sentirti al centro del caos. Il problema è che, appena provi a viverlo come un’esperienza completa e non come una demo mentale di quello che potrebbe diventare, esce fuori la sua natura acerba. È un Early Access che non nasconde di esserlo, e la sensazione è quella di un progetto ancora in fase di assestamento, con tante promesse appoggiate su fondamenta che non sempre reggono il peso.
Il loop da supereroe funziona… finché non lo ripeti troppo
Il loop “eroe in città” è la parte che regge meglio. Interrompere rapine, rincorrere criminali, rispondere a eventi e sbloccare abilità ha un suo ritmo, almeno all’inizio. Anche la progressione esiste e ti dà quel gancio da “ok, se continuo divento più forte”. Però le attività tendono a somigliarsi prima del dovuto, e quando il gioco ti rimette spesso sullo stesso binario, la fantasia da supereroe perde un po’ di magia. Il combattimento, in particolare, mi è sembrato ancora grezzo: più che una danza di poteri e scelte, sembra spesso un confronto a colpi di abitudine, dove capisci cosa funziona e poi lo ripeti perché conviene, non perché è divertente variare. Ci sono momenti in cui l’azione sale di livello, ad esempio quando ti ritrovi in situazioni più “da boss”, e lì intravedi quella scintilla che potrebbe rendere Superhero Simulator qualcosa di davvero piacevole. Ma al momento quei picchi non bastano a coprire i tratti in mezzo, che rimangono troppo ripetitivi per sostenere una sessione lunga senza farti pensare “ok, pausa”.
La doppia vita è una buona idea, ma oggi pesa più di quanto aiuti
La trovata più ambiziosa, e anche più delicata, è la componente “vita quotidiana”. Essere un eroe non paga le bollette, quindi devi lavorare, gestire bisogni, restare in piedi mentre la città va a fuoco. Sulla carta è una scelta curiosa, perché prova a dare un’identità al gioco, non solo il solito sandbox dove voli e picchi gente per sport. Nella pratica, però, oggi sembra più un freno che un contrasto interessante. Alcuni lavori e attività hanno un sapore da minigioco poco curato, come se fossero lì per riempire un vuoto, non per costruire davvero una doppia vita credibile. E quando il “dover fare cose normali” diventa un obbligo ripetitivo, rischia di spezzare il ritmo invece di arricchirlo. Il punto non è che l’idea sia sbagliata, anzi: se rifinita bene potrebbe diventare il tratto distintivo del gioco. Al momento però la gestione quotidiana non ha ancora abbastanza varietà e senso per reggere il confronto con la parte supereroistica, e finisce per sembrare un ostacolo meccanico più che un pezzo di mondo.

Tecnicismi, audio e la classica sensazione da “non ci siamo ancora”
Sul piano tecnico, Superhero Simulator si porta dietro tutto quello che ti aspetti da un progetto ancora giovane: pulizia generale da sistemare, feedback non sempre chiari e una sensazione di “quasi” in tante cose. Anche l’audio è un elemento che divide, soprattutto perché il gioco dichiara l’uso di voci generate con strumenti assistiti dall’IA, e qui la resa non è sempre felice. Alcune linee risultano ripetitive e, dopo un po’, invece di aggiungere atmosfera iniziano a pesare. Non è una questione ideologica, è proprio una questione di varietà e direzione: in un gioco dove fai tante volte azioni simili, tutto ciò che si ripete troppo diventa un moltiplicatore di stanchezza. Le note di aggiornamento fanno capire che il team sta lavorando e che ci sono già stati interventi su prestazioni e bugfix, oltre a contenuti come nuovi boss, classifica, cosmetici, slot di salvataggio e anche la possibilità (finalmente) di giocare un personaggio femminile. Sono segnali positivi, perché almeno la traiettoria è chiara e concreta.
Ci rivediamo nel 2026?
Ed è proprio qui che arrivo al motivo del voto. Con Superhero Simulator non ho la sensazione di un gioco “rotto”, ho la sensazione di un gioco “meh”, che è diverso. Il potenziale c’è davvero, perché il fantasy da supereroe in open world si intravede e, nei momenti giusti, funziona anche. Ma oggi manca la solidità che ti fa dire “ok, mi ci chiudo per ore”: servono più varietà nelle attività, più qualità nel combattimento, più rifinitura nel ritmo tra eroismo e quotidiano, e un lavoro di polishing generale che trasformi le buone intenzioni in un’esperienza scorrevole. Il fatto che gli sviluppatori abbiano una roadmap per il 2026 è una promessa importante, soprattutto se continueranno ad aggiungere contenuti e a ripulire gli spigoli senza perdere la direzione. Per ora, però, la mia impressione resta questa: è un gioco da tenere d’occhio, non da consigliare “così com’è”.
